Gender Theory

 

Gender Theory

Gender Theory è un nuovo appuntamento per Fango Radio ideato da Marco Baldini e Luisa Santacesaria. Gender Theory vuole dare spazio ad artistə sonorə di musica sperimentale – ma non solo – appartenenti a categorie rese minoritarie dal sistema musicale per genere e provenienza geografica. 
Gender Theory è un contenitore inclusivo che mette al centro diversità, fluidità e rottura delle convenzioni. 
Gender Theory non è solo una playlist di lavori sonori ma è anche uno spazio per le parole: quando possibile, il podcast ospiterà interviste con artistə e curatorə che si interrogano su queste tematiche.

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w/ Marco Baldini e Luisa Santacesaria

Laureato in Archeologia, Marco Baldini ha studiato tromba con Tolmino Marianini, Luca Marianini e con Donato De Sena alla Scuola di Musica di Fiesole.
Nel 2011 ha fondato l’ensemble Blutwurst insieme a Daniela Fantechi e Edoardo Ricci. Dal 2015 collabora con Tempo Reale su più progetti, come redattore per musicaelettronica.it, e come curatore per la serie di concerti TRK. Sound Club (2016-2018). In tempi recenti ha collaborato alla sonorizzazione di Negotiating Amnesia (2015), Radio Ghetto Relay (2016), Sight Unseen (2019) e al processo di ricerca di A Bomb to Be Reloaded, Chapter 2 (Resistant Voices) (2019) dell’artista Alessandra Ferrini. Nel 2018 e 2019 ha lavorato con Blutwurst a Ricercar nell’ombra, brano frutto della collaborazione con il compositore elettroacustico Emmanuel Holterbach e con l’ensemble Phi. a Sustaining Simplicitys, un repertorio di composizioni di Philip Corner, preparato a stretto contatto con il compositore americano. Dal 2018 studia musica classica del Nord dell’India e canto Dhrupad con Gianni Ricchizzi e Nafeesuddin Dagar.

Luisa Santacesaria è musicista, musicologa e curatrice. Diplomata in pianoforte, che ha studiato alla Scuola di Musica di Fiesole, si è laureata presso il Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali di Cremona (Università di Pavia) con una tesi sul rapporto fra suono e spazio nella musica elettroacustica. Nel 2016 e 2017 è stata curatrice musicale del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato. Collabora con gli Amici della Musica di Firenze, l’Università di Firenze, il Centro Studi Luciano Berio e cura per Tempo Reale la rassegna di musica sperimentale TRK. SOUND CLUB e il sito web musicaelettronica.it. Ha creato con Valentina Bertolani il progetto Curating Diversity (curatingdiversity.org), che si occupa di analizzare le politiche culturali e di inclusione all’interno del sistema musicale italiano. È parte del collettivo Blutwurst e degli Esecutori di Metallo su Carta dell’etichetta 19’40”.
 

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30/11/2022

#9 Aisha Orazbayeva & Naomi Sato

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Il Gagaku, antica musica di corte giapponese, è, insieme alla musica classica del Nord dell'India e il Gamelan indonesiano, la musica classica extraeuropea che più ha riscosso attenzione e interesse tra etnomusicologi e musicisti classici occidentali a partire dalla seconda metà del Novecento. Ha avuto una forte influenza sullo stile compositivo di alcuni fra più importanti compositori, come La Monte Young, Catherine Christer Hennix e Karlheinz Stockhausen.
Anche John Cage subì una forte fascinazione per il Gagaku e, soprattutto per lo shō, l'organo a bocca derivato dal cinese “sheng”, strumento fondamentale degli ensemble Gagaku.

L'amore di Cage per lo shō è dimostrato da alcuni pezzi, come One9, Two3 e Two4 che fanno parte della serie di lavori composti fra il 1987 e il 1992 e conosciuta come Number Pieces.
One9 è un pezzo per solo shō che fu eseguito per la prima volta da Mayumi Miyata, virtuosa dello strumento e responsabile del rinato interesse verso di esso in Giappone; Two3 è in pratica One9 con l'accompagnamento di una tromba di conchiglia; Two4 è un duo per violino e pianoforte (o per violino e shō).
Ascoltiamo una versione di questo pezzo per violino e shō che ci permette di introdurre le musiciste protagoniste della puntata di oggi: Naomi Sato e Aisha Orazbayeva.

La violinista e compositrice kazaka Aisha Orazbayeva si sta distinguendo nel panorama internazionale per l’abilità spaziare tra repertorio barocco e contemporaneo con interpretazioni originali e un approccio fresco, trasversale e approfondito. Orazbayeva si muove con disinvoltura tra Telemann e Salvatore Sciarrino, frequentando la musica sperimentale ma anche i grandi templi della musica contemporanea accademica (è stata tutor di violino ai Ferienkurse di Darmstadt del 2021 e ha tenuto una masterclass di violino alla Royal Academy of Music di Londra nell'aprile di quest’anno). Aisha Orazbayeva suona anche in due importanti ensemble di musica contemporanea, che sono il PlusMinus di Londra e Ictus Ensemble di Bruxelles.

Naomi Sato è una multistrumentista giapponese residente a Parigi. È nota soprattutto come suonatrice di shō, organo a bocca utilizzato nel Gagaku, che ha studiato con Ko Ishikawa alla Tokyo National University of Fine Arts and Music. Oltre allo shō, Sato suona anche sassofono e viola.

Gagaku, ancient Japanese court music, is, together with North Indian classical music and Indonesian Gamelan, the non-European classical music that has attracted the most attention and interest among ethnomusicologists and Western classical musicians since the second half of the 20th century. It had a strong influence on the compositional style of some of the most important composers, such as La Monte Young, Catherine Christer Hennix and Karlheinz Stockhausen.
John Cage was also fascinated by Gagaku and especially by the shō, the mouth organ derived from the Chinese 'sheng', a fundamental instrument of Gagaku ensembles.

Cage's love for shō is demonstrated by several pieces, such as One9, Two3 and Two4, which are part of the series of works composed between 1987 and 1992 and known as Number Pieces.
One9 is a piece for solo shō that was first performed by Mayumi Miyata, a virtuoso of the instrument and responsible for the reborn interest in it in Japan; Two3 is basically One9 with the accompaniment of a shell trumpet; Two4 is a duo for violin and piano (or for violin and shō).
We listen to a version of this piece for violin and shō that allows us to introduce today's featured musicians: Naomi Sato and Aisha Orazbayeva.

Kazakh violinist and composer Aisha Orazbayeva is distinguishing herself on the international scene for her ability to range between baroque and contemporary repertoire with original interpretations and a fresh, transversal and in-depth approach. Orazbayeva moves with ease between Telemann and Salvatore Sciarrino, frequenting experimental music but also the great temples of academic contemporary music (she was violin tutor at the Ferienkurse in Darmstadt in 2021 and gave a violin masterclass at the Royal Academy of Music in London in April this year). Aisha Orazbayeva also plays in two major contemporary music ensembles, namely PlusMinus in London and Ictus Ensemble in Brussels.

Naomi Sato is a Japanese multi-instrumentalist living in Paris. She is best known as a player of shō, a mouth organ used in Gagaku, which she studied with Ko Ishikawa at the Tokyo National University of Fine Arts and Music. In addition to shō, Sato also plays saxophone and viola.

Tracklist:

  1. John Cage, Two4 (Aisha Orazbayeva, Naomi Sato)
  2. Aisha Orazbayeva, Ring (Aisha Orazbayeva)
  3. James Tenney, Koan (Aisha Orazbayeva)
  4. J.S. Bach, Largo dalla Sonata n. 3 in do maggiore, BWV 1005 (Aisha Orazbayeva)
  5. Toshi Ichiyanagi, Galaxy (Naomi Sato)
  6. Oshikicho no Choshi (Naomi Sato)
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03/11/2022

#8

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Félicia Atkinson (1981) è una artista visuale, compositrice e musicista francese.
La sua produzione musicale è in gran parte pubblicata su Shelter Press, casa editrice e discografica che ha fondato e gestisce insieme al compagno Bartolomé Sanson.
La musica di Atkinson è ricca di echi, riverberi, respiri e sospensioni: una sorta di calderone estatico dove suono elettronico e acustico si fondono organicamente.
Una delle caratteristiche più salienti di molte delle sue composizioni è l'uso della voce in modalità ASMR con la quale Atkinson sussurra componimenti poetici suoi o di altri autori.
Di Atkinson ascoltiamo estratti dall'ultimo lavoro, uscito per Shelter Press prima dell'estate, Image Langage, opera nella quale la prospettiva compositiva della sua musica compie un'importante evoluzione.
Il disco è stato registrato durante i lockdown del 2020-2021 in residenza a La Becque nella Svizzera francese e nella casa dell'artista sulla costa della Normandia, e ruota attorno ai concetti di "Casa" e "Paesaggio". Dalle note di pubblicazione riportiamo un passaggio emblematico che descrive l'estetica sonora del disco: Image Langage è costruito da strumenti registrati come se fossero field recordings, immagini sonore di strumenti evocati da una tastiera, strumenti che Atkinson tratta come personaggi, ciò che lei chiama "la fantasia di un'orchestra che non esiste". L’ultimo estratto che ascoltiamo è Our Tides.

Shelter Press ha pubblicato nel 2020 anche Deathstar, complessa opera della compositrice, sound artist, turntablist e musicologa statunitense Marina Rosenfeld (1968).
Deathstar è la scultura al centro dell'opera, una sfera di plexiglas che ospita una serie di 7 microfoni, originariamente installata come parte di una mostra che l'artista ha allestito alla galleria d’arte Portikus di Francoforte. La sfera esegue un'operazione ricorsiva, registrando e ritrasmettendo in maniera circolare i suoni continuamente trasformati dai feedback e dalle riflessioni acustiche dell'ambiente circostante.
La musica prodotta da quest'opera si ripete in versioni apparentemente infinite in relazione con gli spazi e le modalità della mise en espace della performance. In seguito, parti delle tracce registrate durante l'installazione sono state tradotte e trascritte in notazione musicale per essere eseguite da strumenti acustici. Nel disco compare una versione "pura" dell'opera così come registrata durante l'installazione a Portikus (dal titolo INSTALLATION)
Nel disco sono presenti altre versioni dell’opera che derivano dalla trascrizione in notazione musicale della registrazione che abbiamo appena sentito: una versione per pianoforte e installazione sonora (NOTATION I & 2), una versione (che è un’ulteriore trascrizione da NOTATION) per pianoforte e ensemble amplificati brutalmente da un muro di amplificatori per chitarra (ORCHESTRATION), e infine una versione cameristica acustica per pianoforte e ensemble (REDUCTION). Il pianista è Marino Formenti e gli ensemble YARN/WIRE e MusikFabrik.

Félicia Atkinson (1981) is a French visual artist, composer and musician.
Her music production is largely published by Shelter Press, a publishing and recording company she founded and runs with her partner Bartolomé Sanson.
Atkinson's music is full of echoes, reverberations, breaths and suspensions: a kind of ecstatic cauldron where electronic and acoustic sounds blend organically.
One of the most striking features of many of his compositions is the use of voice in ASMR mode with which Atkinson whispers his own or other authors' poems.
By Atkinson, we hear extracts from his latest work, released by Shelter Press before the summer, Image Langage, a work in which the compositional perspective of his music undergoes an important evolution.
The album was recorded during the 2020-2021 lockdowns in residence at La Becque in French Switzerland and at the artist's home on the Normandy coast, and revolves around the concepts of 'Home' and 'Landscape'. From the release notes, we quote an emblematic passage describing the disc's sonic aesthetic: Image Langage is constructed from instruments recorded as if they were field recordings, sound images of instruments evoked by a keyboard, instruments that Atkinson treats as characters, what she calls "the fantasy of an orchestra that does not exist". The last excerpt we hear is Our Tides.

Shelter Press also released Deathstar in 2020, a complex work by American composer, sound artist, turntablist and musicologist Marina Rosenfeld (1968).
Deathstar is the sculpture at the centre of the work, a Plexiglas sphere housing an array of 7 microphones, originally installed as part of an exhibition the artist mounted at the Portikus art gallery in Frankfurt. The sphere performs a recursive operation, recording and retransmitting in a circular manner the sounds continuously transformed by feedback and acoustic reflections from the surrounding environment.
The music produced by this work repeats itself in seemingly infinite versions in relation to the spaces and modes of mise en espace of the performance. Subsequently, parts of the tracks recorded during the installation were translated and transcribed into musical notation to be performed by acoustic instruments. A 'pure' version of the work as recorded during the installation in Portikus (entitled INSTALLATION) appears on the disc.
There are other versions of the work on the disc that derive from the transcription into musical notation of the recording we have just heard: a version for piano and sound installation (NOTATION I & 2), a version (which is a further transcription from NOTATION) for piano and ensemble amplified brutally by a wall of guitar amplifiers (ORCHESTRATION), and finally an acoustic chamber version for piano and ensemble (REDUCTION). The pianist is Marino Formenti and the ensembles YARN/WIRE and MusikFabrik.

Tracklist:

  1. La Brume
  2. The Lake Is Speaking
  3. Our Tides
  4. Deathstar: Installation (excerpt)
  5. Deathstar: Reduction
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07/04/2022

#7

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Alison Knowles (1933) è un'artista americana nota soprattutto per le sue installazioni, lavori sonori, performance, pubblicazioni e per la sua adesione al movimento Fluxus del quale è stata un'esponente di spicco sin dagli esordi. Ha studiato con i pittori Adolph Gottlieb e Josef Albers, e collaborato con Marcel Duchamp. Insieme al marito Dick Higgins e John Cage ha fatto parte della New York Mycological Society, associazione dedicata alla ricerca e catalogazione di funghi selvatici nell'area di New York.
Il suo "Bean Rolls" (1963), una scatola contenente testi e fagioli, è stato probabilmente il primo "libro-oggetto" prodotto dalla compagine Fluxus, mentre "The House of Dust" (1967), un poema "computerizzato", è stato realizzato in collaborazione con James Tenney, che aveva tenuto a casa di Knowles dei corsi informali di informatica applicata alle arti.
Nel campo della sound art, Knowles ha esplorato a lungo gli effetti della risonanza dei suoni prodotti dai fagioli e dalle superfici dure, ricerca che è culminata in quattro programmi radiofonici ospitati dalla Westdeutscher Rundfunk di Colonia, il cui direttore Klaus Schöning era un amico e sostenitore dell’opera di Cage e del lavoro di artisti a lui associati.
Autrice prolifica ed eclettica, Alison Knowles ha elaborato un tipo di scrittura testuale per realizzare partiture che fanno tesoro dell'esperienza cageana di composizione e determinazione degli eventi attraverso operazioni casuali.
Di Knowles ascoltiamo "Rice and Beans for Charles Curtis" (2008) eseguito da Charles Curtis al violoncello e pubblicato nel disco di Curtis "Performances & Recordings 1998-2018", edito da Saltern nel 2020, "Nivea Cream" (1962) e "Play Paper" (2003) dal disco "Fluxsweet" di Knowles, con Taketo Shimada (Rossbin Records, 2005).

Alison Knowles è stata una forte ispirazione per Ryoko Akama, artista giappo-coreana di stanza a Huddersfield che, attraverso le sue composizioni, installazioni e performance, indaga le possibili relazioni fra silenzio, spazio e tempo. Si esibisce con elettronica e oggetti, e crea installazioni sonore che sono fortemente legate al contesto e lo spazio in cui vengono realizzate. La sua ricerca sonora si basa sulla commistione di suoni elettronici e oggetti del quotidiano (bottiglie, sfere, vetri e molto altro), esplorati nel dettaglio, isolati e impiegati per realizzare pezzi da concerto e installazioni. Oltre a eseguire e divulgare lavori di compositori contemporanei come Alvin Lucier ed Eliane Radigue, Akama collabora con numerosi artisti, fra cui Bruno Duplant, Cristian Alvear e Jürg Frey, ed è parte del collettivo elettronico Lappetites, con Kaffe Matthews e Antye Greie/AGF. In parallelo all’attività musicale, dirige l’etichetta discografica Melange Edition e lavora come redattrice per la rivista Reductive Journal (Mumei Publishing).
Come Knowles, parte della ricerca musicale di Akama è dedicata all’elaborazione di partiture testuali, in collaborazione con altri artisti e musicisti. Alcune di queste sono raccolte nel doppio CD dal titolo "dial 45-21-95", pubblicato nel 2019 da Another Timbre e realizzato in collaborazione con Apartment House. Il progetto consiste in una serie di composizioni sviluppate da un lavoro all’archivio di Krzysztof Kieślowski (1941-1996), scrittore, regista e sceneggiatore polacco. Da "dial 45-21-95" ascoltiamo "Stay in the background", "Horse", "A sense of coming back" e "I’m just so-so", il tutto eseguito dal collettivo inglese nelle persone di Anton Lukoszevieze (violoncello), Mira Benjamin (violino), Simon Limbrick (vibrafono e percussioni), Heather Roche (clarinetto), Kathryn Williams (flauto contralto), Lucio Tasca e Cristian Alvear (chitarra), Philip Thomas e Kerry Yong (pianoforte). Da "Songs for a Shed" (Another Timbre, 2021), sempre in collaborazione con Apartment House, ascoltiamo l’ultima traccia, "A shed song 1".

Alison Knowles (1933) is an American artist best known for her installations, sound works, performances, publications and for her adherence to the Fluxus movement of which she has been a leading exponent since its inception. She studied with painters Adolph Gottlieb and Josef Albers, and collaborated with Marcel Duchamp. Together with her husband Dick Higgins and John Cage she was a member of the New York Mycological Society, an association dedicated to the research and cataloging of wild mushrooms in the New York area.
Her "Bean Rolls" (1963), a box containing texts and beans, was probably the first "book-object" produced by the Fluxus group, while "The House of Dust" (1967), a "computerized" poem, was made in collaboration with James Tenney, who had held informal courses in computer science applied to the arts at Knowles' home.
In the field of sound art, Knowles has long explored the resonant effects of sounds produced by beans and hard surfaces, research that culminated in four radio programs hosted by the Westdeutscher Rundfunk in Cologne, whose director Klaus Schöning was a friend and supporter of Cage's work and the work of artists associated with him.
A prolific and eclectic composer, Alison Knowles has developed a type of textual writing to create scores that draw on Cage's experience of composing and determining events through chance operations.
By Knowles we hear "Rice and Beans for Charles Curtis" (2008) performed by Charles Curtis on cello and released on Curtis's "Performances & Recordings 1998-2018" disc, published by Saltern in 2020, "Nivea Cream" (1962) and "Play Paper" (2003) from Knowles's "Fluxsweet" disc, featuring Taketo Shimada (Rossbin Records, 2005).

Alison Knowles has been a strong inspiration for Ryoko Akama, a Japanese-Korean artist based in Huddersfield who, through her compositions, installations and performances, investigates the possible relationships between silence, space and time. She performs with electronics and objects, and creates sound installations that are strongly linked to the context and space in which they are made. His sound research is based on the mixture of electronic sounds and everyday objects (bottles, spheres, glass and more), explored in detail, isolated and used to create concert pieces and installations. In addition to performing and popularizing works by contemporary composers such as Alvin Lucier and Eliane Radigue, Akama collaborates with numerous artists, including Bruno Duplant, Cristian Alvear and Jürg Frey, and is part of the electronic collective Lappetites, with Kaffe Matthews and Antye Greie/AGF. In parallel to her musical activities, she runs the record label Melange Edition and works as an editor for Reductive Journal (Mumei Publishing).
Like Knowles, part of Akama's musical research is devoted to the elaboration of textual scores, in collaboration with other artists and musicians. Some of these are collected on the double CD entitled "dial 45-21-95," released in 2019 by Another Timbre and made in collaboration with Apartment House. The project consists of a series of compositions developed from work at the archive of Krzysztof Kieślowski (1941-1996), Polish writer, director and screenwriter. From "Dial 45-21-95" we hear "Stay in the background", "Horse", "A sense of coming back" and "I'm just so-so", all performed by the English collective in the persons of Anton Lukoszevieze (cello), Mira Benjamin (violin), Simon Limbrick (vibraphone and percussion), Heather Roche (clarinet), Kathryn Williams (alto flute), Lucio Tasca and Cristian Alvear (guitar), Philip Thomas and Kerry Yong (piano). From "Songs for a Shed" (Another Timbre, 2021), also in collaboration with Apartment House, we hear the last track, "A shed song 1".

Tracklist:

  1. - Ryoko Akama, A sense of coming back - version 1
  2. - Alison Knowles, Nivea Cream
  3. - Ryoko Akama, Horse
  4. - Ryoko Akama, I'm just so-so
  5. - Alison Knowles, Rice and Beans for Charles Curtis (2008)
  6. - Ryoko Akama, Stay in the background
  7. - Alison Knowles, Play Paper
  8. - Ryoko Akama, A Shed Song 1
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10/03/2022

#6

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Nato il 21 maggio 1951 a Oskaloosa, Iowa, il violoncellista, compositore, cantante e produttore discografico Arthur Russell si spegne a New York poco più di quarant’anni dopo, il 4 aprile 1992. Compositore minimalista, cantautore, musicista post-punk, pioniere della house music e della club culture, Russell si è avventurato in una costellazione eclettica di esperienze musicali lontanissime fra loro.
Nato in un remoto paesino dell'Iowa, mostra sin da bambino un precoce talento musicale, imparando a suonare il pianoforte e il violoncello. Convertitosi al Buddismo a diciotto anni si trasferisce sulla West Coast californiana, dove studia musica del nord dell'India nel prestigioso Conservatorio fondato a Berkley dal sarodista Ali Akbar Khan. È in questo contesto che, all'inizio degli anni Settanta, Russell incontra a San Francisco il poeta e scrittore Allen Ginsberg (1926-1997), figura chiave della beat generation, con il quale inizia un profondo sodalizio umano e artistico.
In questa puntata di Gender Theory, dedicata a questa straordinaria collaborazione, ascoltiamo una selezione di registrazioni dei due artisti, inclusi due lavori a cui hanno lavorato insieme: "Ballad of The Lights", registrata a New York nel 1977 da Russell, la sua band The Flying Hearts e Ginsberg alla voce, e "Voice Of The Bard" dall’album "Holy Soul Jelly Roll: Poems And Songs 1949-1993".

Born on 21 May 1951 in Oskaloosa, Iowa, cellist, composer, singer and record producer Arthur Russell died in New York just over forty years later, on 4 April 1992. Minimalist composer, songwriter, post-punk musician, pioneer of house music and club culture, Russell ventured into an eclectic constellation of musical experiences far removed from each other.
Born in a remote village in Iowa, he showed early musical talent as a child, learning to play the piano and cello. After converting to Buddhism at the age of eighteen, he moved to California's West Coast, where he studied North Indian music at the prestigious Conservatory founded in Berkley by the sarodist Ali Akbar Khan. It was in this context that, at the beginning of the 1970s, Russell met the poet and writer Allen Ginsberg (1926-1997), a key figure of the beat generation, in San Francisco, with whom he began a profound human and artistic association.
In this episode of Gender Theory, dedicated to this extraordinary collaboration, we listen to a selection of recordings by the two artists, including two works they worked on together: "Ballad of The Lights", recorded in New York in 1977 by Russell, his band The Flying Hearts and Ginsberg on vocals, and "Voice Of The Bard" from the album "Holy Soul Jelly Roll: Poems And Songs 1949-1993".

Translated with www.DeepL.com/Translator (free version)

Tracklist:

  1. Arthur Russell - Allen Ginsberg, Ballad of the Lights
  2. Arthur Russell, Tower of Meaning #2
  3. Allen Ginsberg, The Human Abstract
  4. Allen Ginsberg, The Little Black Boy
  5. Arthur Russell, Nobody Wants a Lonely Heart
  6. Allen Ginsberg, To Tirzah
  7. Allen Ginsberg, The Lamb
  8. Arthur Russell, Loose Joints
  9. Allen Ginsberg, The Blossom
  10. Allen Ginsberg, Holy Thursday
  11. Allen Ginsberg, Night
  12. Arthur Russell, Place I Know / Kid Like You
  13. Allen Ginsberg, Pacific High Studio Mantra’s (Om Ah Hum Vajra Guru Padma Siddhi Hum)
  14. Arthur Russell, This is How We Walk On The Moon
  15. Arthur Russell - Allen Ginsberg, Voice of the Bard
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10/02/2022

#5

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L’8 giugno 1986, a Coney Island si tenne un concerto sorprendente, destinato a divenire leggendario, che vide John Cage e Sun Ra, due icone della musica sperimentale americana benché appartenenti a due mondi e storie completamente diverse, condividere il palco.
Un articolo di Anton Spice, pubblicato esattamente trent’anni dopo su The Vinyl Factory, racconta la storia di quel concerto dal punto di vista di colui che ha avuto l’intuizione di organizzarlo: Rick Russo, compositore, curatore e fondatore, assieme alla compagna Bronwyn Rucker, dell’etichetta Meltdown Records. “Attraverso il mio lavoro di compositore, avevo incontrato sia John Cage che Sun Ra separatamente negli anni Settanta”, ricorda Russo. “Ho avuto l'idea di mettere insieme John Cage e Sun Ra come concerto di beneficenza per aiutare a lanciare la mia etichetta”.
Dopo una serie di peripezie e ritardi – Sun Ra si perse dentro Coney Island mentre cercava di raggiungere in macchina il teatro, mentre Cage preferì arrivare in metropolitana da Manhattan seguendo una mappa esplicativa disegnata da Russo – i due artisti si conobbero per la prima volta direttamente sul palco.
Dopo l’apertura del concerto con un uomo a torso nudo che teneva in una mano una ciotola di incenso fumante e nell’altra un ankh (simbolo egizio a forma di croce), seguito da Marshall Allen al sassofono contralto, entrò in scena Sun Ra “in una tunica viola con maniche di lamina d'argento, un berretto di stoffa tempestato di stelle, con una frangia di capelli tinti di arancione sbirciava da sopra le orecchie”. Accanto a lui c'era Cage, “vestito come al solito con jeans blu sbiaditi e una giacca grigia su una camicia da lavoro in denim blu. Cage era seduto a un tavolo da gioco, appoggiato a un microfono su un'asta. Ra stazionava a circa un metro e mezzo alla destra di Cage, direttamente di fronte al pubblico dietro alla sua tastiera Yamaha DX7”.
La prima metà del concerto fu totalmente dominata da una ricca e sfrenata improvvisazione libera di Ra. Quando fu il turno di Cage, l’atmosfera cambiò totalmente, con molti momenti di silenzio e la performance di Empty Words, lavoro basato sui Diari di Henry David Thoreau, destrutturati attraverso l’uso dell’I-Ching. Nella parte IV di Empy Words, in particolare, vengono omesse le sillabe lasciando spazio solo a lettere e suoni.

L’anno successivo uscì per Meltdown Records il disco John Cage Meets Sun Ra. Nel 2020 è uscita per Modern Harmonics una nuova edizione rimasterizzata e con alcune parti del concerto inedite. Ne ascoltiamo qualche estratto insieme a Ryoanji (1985) di Cage, un pezzo per solo o combinazione di voce, flauto, contrabbasso, trombone o oboe con nastro e obbligato di percussionista, nelle versione di Nicholas Isherwood (voce) e di James Fulkerson e Frank Denyer (trombone basso e percussione obbligata), e ai brani Heliocentric e Outer Nothingness di Sun Ra, estratti da The Heliocentric Worlds of Sun Ra Vol. 1 (1965).

On June 8, 1986, Coney Island hosted an astonishing concert, destined to become legendary, which saw John Cage and Sun Ra, two icons of American experimental music, although belonging to two completely different worlds and histories, share the stage.
An article by Anton Spice, published exactly 30 years later in The Vinyl Factory, tells the story of that concert from the point of view of the man who had the intuition to organise it: Rick Russo, composer, curator and founder, together with his partner Bronwyn Rucker, of the Meltdown Records label. "Through my work as a composer, I had met both John Cage and Sun Ra separately in the 1970s," Russo recalls. "I had the idea of putting John Cage and Sun Ra together as a benefit concert to help launch my label."

After a series of mishaps and delays - Sun Ra got lost in Coney Island while trying to drive to the theatre, while Cage preferred to arrive by underground from Manhattan following an explanatory map drawn by Russo - the two artists met for the first time directly on stage.
After the opening of the concert with a bare-chested man holding a bowl of steaming incense in one hand and an ankh (Egyptian symbol in the shape of a cross) in the other, followed by Marshall Allen on alto saxophone, Sun Ra entered the stage "in a purple tunic with silver foil sleeves, a cloth cap studded with stars, with a fringe of dyed orange hair peeking out over his ears". Next to him was Cage, "dressed as usual in faded blue jeans and a grey jacket over a blue denim work shirt. Cage was sitting at a card table, leaning against a microphone on a pole. Ra was standing about five feet to Cage's right, directly in front of the audience behind his Yamaha DX7 keyboard".
The first half of the concert was totally dominated by Ra's rich and unrestrained free improvisation. When it was Cage's turn, the atmosphere changed completely, with many moments of silence and the performance of Empty Words, a work based on Henry David Thoreau's Diaries, deconstructed through the use of I-Ching. In part IV of Empy Words, in particular, syllables are omitted, leaving space only for letters and sounds.

The following year, Meltdown Records released John Cage Meets Sun Ra. In 2020, Modern Harmonics released a new remastered edition with some previously unreleased parts of the concert. We listen to some excerpts of it together with Cage's Ryoanji (1985), a piece for solo or combination of voice, flute, double bass, trombone or oboe with tape and percussionist's obbligato, in the versions by Nicholas Isherwood (voice) and James Fulkerson and Frank Denyer (bass trombone and percussion obbligato), and the pieces Heliocentric and Outer Nothingness by Sun Ra, taken from The Heliocentric Worlds of Sun Ra Vol. 1 (1965).

Tracklist:

  1. John Cage - Empty Words (Vocal Solo)
  2. Sun Ra - Untitled Keyboard Solo 2
  3. John Cage - Empty Words (Vocal Solo)
  4. Sun Ra - Heliocentric e Outer Nothingness
  5. John Cage - Ryoanji (for voice + percussion)
  6. John Cage - Ryoanji (for bass trombone + percussion obbligato)
  7. John Cage e Sun Ra - Empty Words with Keyboard
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13/01/2022

#4½

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17/12/2021

#4

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John Giorno (1936-2019) è stato poeta, performer, artista visivo, attivista LGBTQ+, praticante buddista nel lignaggio tibetano Nyingma e fondatore del Giorno Poetry Systems. Dal 1963 si affermò come una presenza di riferimento nella scena artistica di New York, prendendo parte come protagonista al film "Sleep" di Andy Warhol. A quella con Warhol seguirono le collaborazioni con Brion Gysin, Robert Rauschenberg e Robert Moog. Pubblicò la sua prima raccolta, "Poems", e il suo primo LP nel 1967. Tra i suoi progetti più celebri, che hanno portato il pubblico verso nuove forme di sperimentazione letteraria, c’è il "Dial-A-Poem" del 1969, con il quale si potevano ascoltare poesie al telefono, lette da artisti e attivisti come Anne Waldman, Diane DiPrima e Allen Ginsberg e dagli esponenti delle Pantere Nere Bobby Seale, Eldridge Cleaver e Kathleen Cleaver. Ha inoltre collaborato con William Burroughs, Allen Ginsberg, John Ashbery, Ted Berrigan, Patti Smith, Laurie Anderson, Philip Glass.
Di John Giorno ascoltiamo "Vajra Kisses" (1972), "Suicide Sutra" (1973) e "Eating The Sky" (1978).

"Le sue poesie cantano nella mente e danzano attraverso il cuore e la gola, le braccia e le gambe, con grande chiarezza e beatitudine. Louise è Saranswati, dea della poesia”. Con queste parole John Giorno descrive Louise Landes Levi, poetessa, sarangista e compositrice americana.
Landes Levi ha imparato a suonare il sarangi con il grande maestro Nam Narayan al Mills College e, negli anni Sessanta, ha compiuto un viaggio in Afghanistan e India per approfondire la tradizione musicale e poetica del Nord dell'India, studiando con Annapurna Devi e il fratello Ali Akhbar Khan. È stata inoltre allieva di La Monte Young a New York e ha collaborato a lungo con Catherine Christer Hennix.
Dal suo LP "From The Ming Oracle", uscito per Sloowax nel 2014 – in cui è accompagnata dal solo Hilary Jeffery al trombone – ascoltiamo "Jogiya (Dedicated To The Memory Of Simon Vinkenoog, Dutch Poet, Anarchist & Visionary)", sua interpretazione dell'omonimo raga dell'alba, e un estratto da "Kinnari II" (1985).

John Giorno (1936-2019) was a poet, performer, visual artist, LGBTQ+ activist, Buddhist practitioner in the Tibetan Nyingma lineage and founder of Giorno Poetry Systems. From 1963 he established himself as a leading presence in the New York art scene, starring in Andy Warhol's film "Sleep". The one with Warhol was followed by collaborations with Brion Gysin, Robert Rauschenberg and Robert Moog. He released his first collection, 'Poems', and his first LP in 1967. Among his most famous projects, which led audiences to new forms of literary experimentation, was the 1969 'Dial-A-Poem', whereby poems could be heard over the phone, read by artists and activists such as Anne Waldman, Diane DiPrima and Allen Ginsberg, and Black Panther members Bobby Seale, Eldridge Cleaver and Kathleen Cleaver. He has also collaborated with William Burroughs, Allen Ginsberg, John Ashbery, Ted Berrigan, Patti Smith, Laurie Anderson and Philip Glass.
By John Giorno we listen to "Vajra Kisses" (1972), "Suicide Sutra" (1973) and "Eating The Sky" (1978).

'Her poems sing in the mind and dance through heart and throat, arms and legs, with great clarity and bliss. Louise is Saranswati, goddess of poetry'. With these words John Giorno describes Louise Landes Levi, American poet, Saranswati and composer.
Landes Levi learned to play the sarangi with the great master Nam Narayan at Mills College and, in the 1960s, travelled to Afghanistan and India to learn more about the musical and poetic traditions of North India, studying with Annapurna Devi and her brother Ali Akhbar Khan. She was also a student of La Monte Young in New York and collaborated extensively with Catherine Christer Hennix.
From her LP 'From The Ming Oracle', released by Sloowax in 2014 - on which she is accompanied by only Hilary Jeffery on trombone - we hear 'Jogiya (Dedicated To The Memory Of Simon Vinkenoog, Dutch Poet, Anarchist & Visionary)', her interpretation of the eponymous raga of dawn, and an extract from 'Kinnari II' (1985).

Tracklist:

  1. Vajra Kisses
  2. Jogiya (Dedicated To The Memory Of Simon Vinkenoog, Dutch Poet, Anarchist & Visionary)
  3. Suicide Sutra
  4. Kinnari II (excerpt)
  5. Eating The Sky
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19/11/2021

#3

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Il Dhrupad è la più antica fra le tradizioni di musica classica del nord dell'India. Musica intellettuale e complessa, a partire dal XVIII secolo il Dhrupad ha vissuto un continuo declino a favore del Khyal, altro grande filone della musica indostana, più virtuosistico e, talvolta, meno austero. Alla metà del secolo scorso erano rimaste poche famiglie ed esecutori che continuavano a portare avanti questo genere.
Negli anni Settanta Amelia Cuni, originaria di Milano, ha vissuto per più di dieci anni in India studiando Dhrupad con alcuni fra i maestri più importanti delle principali correnti: Rahim Fahimuddin Dagar, Vidur Mallick e Dilip Chandra Vedi. Distillando dai loro insegnamenti, Cuni ha sviluppato il suo personale stile di canto Dhrupad.
Amelia Cuni è oggi una esecutrice di riferimento del genere (anche in India) e ha contribuito in maniera determinante alla diffusione del Dhrupad (fino a pochi decenni fa appannaggio esclusivo di voci maschili) e, in generale, della tradizione musicale classica indiana in Europa.
Inoltre, Cuni è attiva da tempo anche nell'ambito della musica classica contemporanea: ha infatti lavorato diffusamente su Solo 58: 18 Microtonal Ragas di John Cage e collaborato, tra gli altri, con compositorə e musicistə come Catherine Christer Hennix, Terry Riley, Maria De Alvear, Werner Durand, Robin Hayward, Hillary Jeffrey, e molti altri.
Ascoltiamo il raga notturno "Bageshri (Alap e Chautal)", dal disco "Parampara Festival 13.03.1992" uscito per quest'anno per Black Truffle, che presenta una splendida e finora inedita performance di Amelia Cuni (voce e tanpura) accompagnata da Gianni Ricchizzi (vichitra vina) e Helmut Waibl (Pakhavaj).

Troviamo ancora la voce di Cuni in "Blues Dhikr Al-Salam (Blues Al Maqam)" di Catherine Christer Hennix, unico brano del disco Live at the Grimm Museum che documenta un'esibizione del 2011 dell'ensemble di Hennix dal titolo "Chora(s)san Time-Court Mirage". Catherine Christer Hennix è una compositrice, musicista, matematica e filosofa svedese. Trasferitasi negli Stati Uniti negli anni Settanta conobbe Henry Flynt, La Monte Young e Marian Zazeela, dei quali divenne collaboratrice e sodale. Tramite Young, Hennix incontrò Pran Nath, grande maestro di canto khyal, del quale diventò discepola.
La musica di Hennix si nutre di una prospettiva originalissima di elementi e influenze diverse: minimalismo, musica classica indostana, maqam, gagaku, archetipi blues e temperamenti non equabili.
Negli ultimi anni Blank Forms ha iniziato un progetto di edizione di materiali editi e inediti di Hennix, tra i quali il doppio libro Poësy Matters and Other Matters. Tra alcune delle sue opere più note (molte delle quali edite solamente negli ultimi anni), ricordiamo The Electric Harpsichord, le varie opere composte negli anni Settanta per il suo gruppo The Deontic Miracle con il fratello Peter Hennix e Hans Isgren, Soliton(e) Star, Blues Alif Lam Mim e le altre composizioni realizzate nell'ultimo decennio per il suo Chora(s)san Time-Court Mirage ensemble.
In Blues Dhikr Al-Salam (Blues Al Maqam) troviamo: Hennix alla voce e computer, Amelia Cuni alla voce, Robin Hayward alla tuba, Hilary Jeffery al trombone e Michael Northam alla regia sonora.


Dhrupad is the oldest of the north Indian classical music traditions. Intellectual and complex music, Dhrupad experienced a steady decline from the 18th century onwards in favour of Khyal, another major strand of Hindustani music, more virtuosic and sometimes less austere. By the middle of the last century, there were only a few families and performers left who continued to pursue this genre.
In the 1970s Amelia Cuni, originally from Milan, lived in India for more than ten years studying Dhrupad with some of the most important masters of the main currents: Rahim Fahimuddin Dagar, Vidur Mallick and Dilip Chandra Vedi. Distilling from their teachings, Cuni developed her own personal style of Dhrupad singing.
Amelia Cuni is today a leading performer of the genre (also in India) and has contributed significantly to the spread of Dhrupad (until a few decades ago the exclusive preserve of male voices) and of the Indian classical music tradition in general in Europe.
She has worked extensively on John Cage's Solo 58: 18 Microtonal Ragas and has collaborated, among others, with composers and musicians such as Catherine Christer Hennix, Terry Riley, Maria De Alvear, Werner Durand, Robin Hayward, Hillary Jeffrey, and many others.
Let's listen to the nocturnal raga "Bageshri (Alap and Chautal)", from the disc "Parampara Festival 13.03.1992" released this year by Black Truffle, which features a splendid and hitherto unreleased performance by Amelia Cuni (voice and tanpura) accompanied by Gianni Ricchizzi (vichitra vina) and Helmut Waibl (Pakhavaj).

We find Cuni's voice again in Catherine Christer Hennix's Blues Dhikr Al-Salam (Blues Al Maqam), the only track on the Live at the Grimm Museum disc documenting a 2011 performance by Hennix's ensemble entitled Chora(s)san Time-Court Mirage. Catherine Christer Hennix is a Swedish composer, musician, mathematician and philosopher. After moving to the United States in the 1970s, she met Henry Flynt, La Monte Young and Marian Zazeela, with whom she became a collaborator and associate. Through Young, Hennix met Pran Nath, a great master of khyal chanting, and became his disciple.
Hennix's music feeds on a highly original perspective of different elements and influences: minimalism, Hindustani classical music, maqam, gagaku, blues archetypes and unequal temperaments.
In recent years, Blank Forms has started a project to edit Hennix's published and unpublished materials, including the double book Poësy Matters and Other Matters. Some of Hennix's best known works (many of which have only been published in recent years) include The Electric Harpsichord, the various works composed in the 1970s for his group The Deontic Miracle with his brother Peter Hennix and Hans Isgren, Soliton(e) Star, Blues Alif Lam Mim and the other compositions created in the last decade for his Chora(s)san Time-Court Mirage ensemble.
Blues Dhikr Al-Salam (Blues Al Maqam) features Hennix on vocals and computer, Amelia Cuni on vocals, Robin Hayward on tuba, Hilary Jeffery on trombone and Michael Northam on sound direction.

Tracklist:

  1. Amelia Cuni, Bageshri (Alap e Chautal)
  2. Catherine Christer Hennix, Blues Dhikr Al-Salam (Blues Al Maqam)
Listen / Info
22/10/2021

#2

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Sarah Hennies (1979) è una compositrice e percussionista americana. Il suo lavoro si interessa a un ampio spettro di questioni musicali, sociopolitiche e psicologiche, tra cui identità queer e trans, amore, intimità e psicoacustica. Hennies è principalmente una compositrice di musica da camera, ma è attiva anche in ambito improvvisativo, nel cinema e nella performance art. Il suo stile fonde in maniera sincretica e del tutto naturale strutture e pratiche minimaliste, tecniche estese e spirito iconoclasta.
Uno dei pezzi che ascolteremo, "Loss" (2018), è stato composto appositamente da Hennies per il violoncello e la voce di Judith Hamann (1985) e contenuto nel suo "Music for Cello & Humming" (Blank Forms, 2020). Hamann è una violoncellista e compositrice australiana, la cui pratica comprende elementi di musica improvvisata, classica contemporanea, sperimentale e popolare. Attualmente il suo lavoro si concentra su tecniche di "scuotimento" (shaking) del violoncello nell'esecuzione solista, su una raccolta di nuovi lavori per violoncello e canto a bocca chiusa (humming) – come, appunto, "Loss" di Hennies – e una ricerca in corso sul "collasso" della pratica strumentale. Hamann, allieva di Charles Curtis e Séverine Ballon, ha collaborato con alcuni fra i più importanti musicisti e compositori della musica di ricerca contemporanea, come La Monte Young e Marian Zazeela, Eliane Radigue, Alvin Lucier, Tashi Wada e Graham Lambkin.

Sarah Hennies (1979) is an American composer and percussionist. Her work addresses a wide range of musical, sociopolitical and psychological issues, including queer and trans identity, love, intimacy and psychoacoustics. Hennies is primarily a chamber music composer, but is also active in improvisation, film and performance art. Her style syncretically and naturally blends minimalist structures and practices, extended techniques and iconoclastic spirit.
One of the pieces we will hear, 'Loss' (2018), was composed specifically by Hennies for the cello and voice of Judith Hamann (1985) and contained in her 'Music for Cello & Humming' (Blank Forms, 2020). Hamann is an Australian cellist and composer whose practice includes elements of improvised, contemporary classical, experimental and popular music. Her current work focuses on cello 'shaking' techniques in solo performance, a collection of new works for cello and humming - such as Hennies' 'Loss' - and ongoing research into the 'collapse' of instrumental practice. Hamann, a pupil of Charles Curtis and Séverine Ballon, has collaborated with some of the most important musicians and composers of contemporary research music, such as La Monte Young and Marian Zazeela, Eliane Radigue, Alvin Lucier, Tashi Wada and Graham Lambkin.

Tracklist:

  1. Sarah Hennies, Spectral Malsconcities
  2. Sarah Hennies / Judith Hamann, Loss
Listen / Info
24/09/2021

#1

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Mary Jane Leach (1949) è una compositrice e interprete americana attiva dagli anni Settanta. Come dichiara lei stessa, la sua musica "rivela un fascino per la fisicità del suono, le sue proprietà acustiche e come questi fattori interagiscono con lo spazio". In molti suoi lavori l'interesse è posto alla creazione di un ambiente sonoro etereo ma immersivo attraverso combinazioni, interferenze tonali e un utilizzo raffinatissimo delle potenzialità dei fenomeni acustici naturali.
Proprio a Leach si deve la riscoperta dell'opera del compositore e interprete afroamericano Julius Eastman (1940-1990), caduto nell’oblio già prima della sua tragica scomparsa. L’intenso e difficoltoso lavoro di ricerca sull’opera di Eastman – molte delle sue partiture erano scomparse o andate distrutte – è raccolto nel volume "Gay Guerrilla: Julius Eastman and His Music" (Boydell & Brewer, University of Rochester Press, 2015), co-curato da Leach insieme a Renée Levine Packer. Da allora, la musica di Eastman ha iniziato a essere eseguita e seguita con un interesse sempre crescente, fino a diventare un vero e proprio caso nella scena della musica classica contemporanea internazionale.
Nelle parole del compositore e critico Kyle Gann, Eastman "fu uno dei primi compositori a iniziare a stravolgere il minimalismo in una nuova direzione. Era afroamericano, era gay, era schietto, era politico. Eastman aveva una teoria sulla "musica organica" per la quale ogni nuova sezione della frase musicale conteneva tutte le precedenti parti o frasi. In pratica si trattava di una sorta di processo additivo, in cui si aggiungevano nuovi ostinati a quelli vecchi, che gradualmente si perdevano" (American Composer, Chamber Music Magazine, 2009).

Mary Jane Leach (1949) is an American composer and performer who has been active since the 1970s. As she herself states, her music "reveals a fascination with the physicality of sound, its acoustic properties, and how these factors interact with space". In many of her works, the focus is on creating an ethereal yet immersive sound environment through combinations, tonal interferences and a highly refined use of the potential of natural acoustic phenomena.
Leach was responsible for the rediscovery of the work of the African-American composer and performer Julius Eastman (1940-1990), who had fallen into oblivion even before his tragic death. The intense and difficult research work on Eastman's work - many of his scores had disappeared or been destroyed - is collected in the book 'Gay Guerrilla: Julius Eastman and His Music' (Boydell & Brewer, University of Rochester Press, 2015), co-edited by Leach with Renée Levine Packer. Since then, Eastman's music has begun to be performed and followed with ever-increasing interest, until it has become a real case in the international contemporary classical music scene.
In the words of composer and critic Kyle Gann, Eastman 'was one of the first composers to begin to twist minimalism in a new direction. He was African-American, he was gay, he was outspoken, he was political. Eastman had a theory of 'organic music' whereby each new section of the musical phrase contained all the previous parts or phrases. Basically it was a kind of additive process, in which new ostinatos were added to old ones that were gradually being lost" (American Composer, Chamber Music Magazine, 2009).

Tracklist:

  1. Julius Eastman - Prelude to The holy presence of Joan d'Arc
  2. Julius Eastman - The Holy Presence Of Joan D'Arc
  3. Mary Jane Leach - 4BC
  4. Mary Jane Leach - Green Mountain Madrigals