Vintage Season

 

Vintage Season

"Vintage Season", tradotto nel nostro paese come "La buona annata", è un romanzo breve che Catherine L. Moore e Henry Kuttner pubblicarono nel 1946 sotto lo pseudonimo di Lawrence O'Donnell. Subito accolto con favore dai lettori, guadagnò col tempo il meritato status di una delle più belle storie della science fiction. La vicenda ruota intorno a una casa affittata a tre curiosi personaggi che si riveleranno essere dei "turisti del tempo", provenienti dal futuro allo scopo di vedere con i propri occhi alcuni momenti significativi della storia umana. Purtroppo, come realizzerà il proprietario dell'abitazione, il momento in cui vive è l'imminenza di una catastrofe alla quale i visitatori non intendono porre rimedio per non interferire con la storia passata e, di conseguenza, con la loro stessa esistenza. La trasmissione che porta il nome del romanzo, meno fosca nelle premesse, intende compiere dei percorsi tra momenti storici e generi musicali anche apparentemente distanti, seguendo personali suggestioni e unendo i puntini come quel gioco di un noto settimanale enigmistico. In tema di relazione col passato, la vediamo come prosecuzione con mezzi moderni di una trasmissione che si chiamava appunto "La buona annata" e che andò in onda per alcuni anni sulle frequenze di una storica emittente varesina. Buoni ascolti!

w/ Shadow Weaver

Shadow Weaver ama tessere dei fili nell’oscurità. Da giovane faceva dei collage che chiamava incollaggi e una volta ha composto una poesia fatta di refusi di stampa. Nella vita procede in ordine alfabetico: ha cominciato con l’Agraria e adesso è nella Cultura. Quale sarà il prossimo passo? Magari il Detective. Però del Paranormale, così ci portiamo un po’ avanti. 

Podcast

14/01/2022

Do It!

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Do it! ci esorta con la consueta foga Henry Rollins. E allora noi lo facciamo: iniziamo senza induglio la prima puntata di Vintage Season, programmaticamente dedicata alle cover. La Rollins Band attinge a Never Neverland, primo lavoro dei Pink Fairies, filiazione dei Deviants e cugini di Hawkwind & Motorhead. A seguire due interpretazioni dei Moody Blues, ad opera di Mark Nine e Bongwater. Lirica e sognante la prima, scarnificata e amfetaminica la seconda. I Plan 9 arrivavano da Providence, capitale del Rhode Island e città in cui nacque e trascorse la maggior parte della sua esistenza H.P. Lovecraft. Se c’è un’attitudine in comune con lo scrittore è l’erudizione: studiosi dello scibile psichedelico i Plan 9 piazzavano qua e là, con acume e gusto, delle cover non banali. Qui espandono Looking at you dei MC5, tratta da Back in the USA, il secondo “reazionario” album che lasciò di stucco i fan infervorati dal precedente Kick out the jams. I Devo manipolano da par loro un brano di Allen Touissant, reperibile solo in alcune antologie ma comunque celebre grazie al film d’animazione Heavy Metal del 1981. Philip Charles Lithman era un tipo interessante: inizia la sua carriera con i Chilly Willy and the red hot peppers, gruppo britannico di pub rock, per poi varcare l’oceano e aggregarsi ai Residents, diventadone di fatto un membro. Da buon modernista omaggia I Kraftwerk con la celeberrima The model. Sorprendente la scelta degli Swans di inserire nell’album The burning world una delicata versione di Can’t find my way home dei Blind Faith, supergruppo al quadrato nato dall’incontro tra Steve Winwood, Rick Grech, Eric Clapton e Ginger Baker. Inconfondibile la voce di Jarboe. Altra voce femminile quella di Kendra Smith: già con Dream Syndicate, Opal e Clay Allison, nel suo secondo album solista inserì una bella interpretazione di Bold marauder di Richard Fariña, sulla cui vicenda umana e artistica vale la pena di leggere Positively 4th street di David Hajdu. Difficile dire cosa non abbiamo sperimentato I Coil nel corso della loro esistenza; tra queste Who by fire di Leonard Cohen. Parentesi francofona con Honeymonn Killers e Luna. I primi, sorta di versione new wave degli Aksak Maboul, ci conducono a velocità sostenuta lungo la Route Nationale 7 in compagnia di un perplesso Louis Charles Augustin Georges Trenet, più noto semplicemente come Charles. I secondi invece, in compagnia di Letitia Sadier degli Stereolab, omaggiano Serge Gainsbourg con quella Bonnie and Clyde originariamente registrata in coppia con Brigitte Bardot. Ma prima dei Luna c’erano I Galaxie 500, qui alle prese con una canzone di Yoko Ono dal titolo meravigliosamente zen: Listen, the snow is falling. A chiudere questa prima emissione, una riflessione sulla vanità delle cose scaturita dalla penna di Tony McPhee. Contenuta in Solid dei Groundhogs, anno 1974, Sad go round venne ripresa un ventennio dopo dai Current 93. Ad accompagnare David Tibet in quell’occasione erano Michael Cashmore e Nick Saloman alias Bevis Frond. E si sente!

Tracklist:

  1. SIGLA: SLAPP HAPPY, Sort of (Sort of, 1972)
  2. ROLLINS BAND, Do It (Do It, 1988) [PINK FAIRIES]
  3. MARK NINE, Tuesday Afternoon (This Island Earth, 1994) [MOODY BLUES]
  4. BONGWATER, Ride my See-Saw (Double Bummer+, 1989) [MOODY BLUES]
  5. PLAN 9, Lookin’ at You (Plan 9, 1984) [MC5]
  6. DEVO – Working in a Coalmine (Hardcore Devo Volume 2, 1991) [ALLEN TOUSSAINT]
  7. SNAKEFINGER – The Model (Chewing hides the Sound, 1979) [KRAFTWERK]
  8. SWANS, Can't find my Way Home (The burning World, 1989) [BLIND FAITH]
  9. KENDRA SMITH, Bold Marauder (Five Ways of Disappearing, 1995) [RICHARD & MIMI FARINA]
  10. COIL, Who by Fire (Horse Rotorvator, 1986) [LEONARD COHEN]
  11. HONEYMOON KILLERS – Route Nationale 7 (Les tueurs de la lun de miel, 1982) [CHARLES TRENET]
  12. LUNA, Bonnie and Clyde (Penthouse, 1995) [SERGE GAINSBOURG]
  13. GALAXIE 500, Listen, the Snow is falling (This is our Music, 1990) [YOKO ONO]
  14. CURRENT 93, Sad Go Round (Lucifer over London, 1994) [GROUNDHOGS]